Come funzionano le successioni senza testamento?
4 Dicembre 2018
In moltissimi casi il defunto passa a miglior vita senza lasciare alcun testamento. In questo caso la sua eredità passa agli eredi secondo i criteri stabiliti dall’articolo 457 del Codice Civile che disciplina proprio i casi in cui il defunto lascia un’eredità senza testamento.
Queste norme privilegiano i parenti più prossimi ed in particolare i figli, ma tengono in adeguato riguardo anche il cosiddetto rapporto di coniugio, cioè la presenza di un coniuge (moglie o marito) che concorrerà insieme ai figli o agli altri parenti alla suddivisione dell’eredità.
La legge stabilisce una graduatoria che determina chi sono i parenti più prossimi e chi sono i successori legittimi, cioè quelli a cui per legge deve spettare una determinata quota del patrimonio del defunto. Ovviamente, anche gli eredi legittimi possono rinunciare all’eredità ed in questo caso si procederà ad assegnare l’eredità al grado di parentela successivo. Questi principi valgono anche nel caso in cui il defunto abbia fatto testamento dal notaio. Per legge infatti il de cuius può disporre liberamente solo della quota libera della sua eredità, cioè quello che resta una volta fatti i calcoli della legittima, e questa quota potrà devolverla a chiunque vorrà.
Nella successione ereditaria senza testamento le cose possono leggermente complicarsi nel caso in cui esista un convivente, cioè una persona che intratteneva con il defunto un rapporto più o meno intimo. Purtroppo, al convivente la legge non riconosce alcun diritto nella successione e quindi quest’ultimo non può ereditare alcun bene, a prescindere dalla durata e dall’intensità del rapporto che aveva con il de cuius.
Mentre la legge non fa alcuna differenza tra figli legittimi, naturali, adottati, o legittimati, fa invece differenza tra il coniuge convivente, il coniuge separato o il coniuge divorziato. Il coniuge separato ha gli stessi identici diritti del coniuge non separato, a meno che non ci sia stata una sentenza di divorzio. In quest’ultimo caso, il coniuge divorziato può avere diritto solo a un assegno vitalizio solo nel caso in cui al momento della morte del de cuius riceveva ancora gli alimenti.
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