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In caso di lutto

IN CASO DI LUTTO

Una volta avvenuto il decesso il corpo umano va in contro ad una serie di trasformazioni che prendono complessivamente il nome di decomposizione (detta anche volgarmente putrefazione).

Dopo che il cuore smette di battere il sangue non fluisce più verso la periferia del corpo, e già durante le prime ore dopo il decesso, la pelle perde colore e diventa molto chiara, quasi bianca.
Nonostante questo il metabolismo cellulare continua anche in anaerobiosi (assenza di ossigeno), cosa che determina la produzione di uno scarto di anidride carbonica che però non può essere eliminato dalla normale respirazione. Questo aumento di anidride carbonica all’interno delle cellule del corpo fa aumentare l’acidità e provoca il disfacimento delle membrane cellulari. All’interno delle cellule sono presenti delle vescicole cellulari dette Lisosomi, che contengono enzimi. Gli enzimi hanno la capacità di “digerire” quasi tutto quello che incontrano. La rottura dei Lisosomi cellulari provoca la fuoriuscita degli enzimi che iniziano un processo digestivo progressivo delle cellule, dei tessuti e degli organi.
Inoltre man mano che il normale metabolismo cellulare si blocca, non viene più prodotta energia sotto forma di ATP, la molecola di scambio energetico cellulare. Questa molecola è necessaria al rilasciamento muscolare, quindi la sua carenza determina il cosiddetto “rigor mortis”, ovvero un irrigidimento muscolare, tipico dei corpi poche ore dopo la morte. Il rigor mortis raggiunge il suo apice dopo 24 ore, ma poi i muscoli si rilassano a causa della lisi cellulare (le cellule e le fibre muscolari si “dissolvono”).
Il corpo inizia anche a raffreddarsi, il cosiddetto “algor mortis”, di circa 0,8 gradi ogni ora.
Entro due ore dalla morte avviene anche la coagulazione del sangue, il “livor mortis”, che determina sulla pelle un colorito bluastro.
Di solito dopo queste fasi il corpo viene messo in una bara oppure cremato. Nel caso in cui non ci sia la cremazione il corpo continua la sua decomposizione. Dopo circa una settimana, i batteri già presenti nell’intestino del defunto e altri microbi provenienti dall’ambiente esterno cominciano a nutrirsi dei tessuti del corpo determinando una liquefazione di questi ultimi e una produzione di gas di scarto come anidride carbonica, ammoniaca, metano e altri. Questi gas provocano un rigonfiamento del corpo, in particolare della regione addominale, dove è presente l’intestino in decomposizione. Questi gas sono la causa dell’odore nauseabondo che accompagna la putrefazione del corpo e anche dei famosi “fuochi fatui” presenti nei cimiteri.
Successivamente entrano in gioco gli insetti, in particolare larve (come i bigattini) e i coleotteri, che cominciano a nutrirsi dei tessuti oramai semi-liquefatti. Quando tutti i tessuti sono ormai spariti rimane il solo scheletro, che va anch’esso in contro a decomposizione. Le ossa sono costituite di una parte proteica, il collagene, e di una parte minerale, l’idrossiapatite. Il collagene si decompone per primo determinando un processo di sfaldamento delle ossa. Il materiale minerale viene ridotto poi in polvere col passare del tempo a causa degli agenti atmosferici. Se le ossa si trovano in un terreno secco e ricco di minerali, questi ultimi possono andare ad unirsi all’idrossiapatite rimasta e formare dei fossili che resistono all’usura del tempo anche per millenni.  

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